Il percorso verso un regime di responsabilità estesa del produttore per mobili e prodotti d’arredo compie un nuovo passo. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato il 3 agosto 2026 la consultazione pubblica sullo schema di regolamento dedicato alla filiera, inizialmente prevista fino al 3 settembre e successivamente prorogata al 18 settembre 2026.
L’obiettivo del provvedimento è trasferire una parte più rilevante della responsabilità relativa al fine vita dei prodotti verso le imprese che li immettono sul mercato. Il principio EPR, acronimo di Extended Producer Responsibility, punta così a collegare maggiormente produzione e gestione dei rifiuti, incentivando allo stesso tempo una progettazione orientata a durata, riparabilità, smontabilità, riutilizzo e riciclo.
Un nuovo modello per il settore dell’arredamento
Il passaggio all’EPR rappresenta un cambiamento significativo per un comparto caratterizzato da prodotti molto diversi tra loro per materiali, dimensioni, durata e modalità di smaltimento. Lo schema predisposto dal MASE considera la funzione prevalente di arredo del bene, andando quindi oltre la semplice classificazione basata sul materiale utilizzato.
Il produttore non sarebbe più coinvolto soltanto nella fase di progettazione, fabbricazione e commercializzazione, ma dovrebbe contribuire anche alla gestione del prodotto una volta diventato rifiuto. Il sistema punta a organizzare in maniera più strutturata raccolta, riutilizzo, riciclo e recupero, introducendo obiettivi progressivi per la filiera.
Un simile approccio può incidere direttamente anche sulle scelte industriali. Un mobile facilmente smontabile, composto da materiali separabili e dotato di componenti sostituibili può infatti risultare meno complesso da recuperare rispetto a un prodotto progettato senza considerare la fase di dismissione.
Cosa potrebbe cambiare per produttori e importatori
Lo schema sottoposto a consultazione prevede una serie di adempimenti destinati ai soggetti che immettono mobili e prodotti d’arredo sul mercato italiano. Tra gli elementi centrali figurano l’iscrizione al Registro nazionale EPR, l’adesione a un sistema di gestione riconosciuto e il versamento di un contributo ambientale destinato a finanziare le attività connesse al fine vita.
Le aziende potrebbero adempiere agli obblighi attraverso sistemi individuali oppure mediante sistemi collettivi, una soluzione già conosciuta in altre filiere interessate dalla responsabilità estesa del produttore. Proprio l’organizzazione operativa e finanziaria dei sistemi di raccolta rappresenta uno dei punti più delicati del futuro assetto.
Il contributo ambientale potrebbe inoltre diventare uno strumento capace di orientare la progettazione. L’ipotesi di criteri di eco-modulazione apre infatti alla possibilità di differenziare i costi anche sulla base delle caratteristiche ambientali dei prodotti, premiando quelli maggiormente durevoli, riparabili o riciclabili.
Materassi e prodotti con strutture complesse
Una delle questioni più interessanti riguarda i prodotti costituiti da numerosi materiali differenti. Un armadio in legno presenta problematiche di recupero diverse rispetto a una poltrona imbottita, a un divano o a un prodotto destinato al riposo. Proprio questa eterogeneità dei materiali rende necessario costruire filiere di raccolta e trattamento adeguate alle singole caratteristiche merceologiche.
Il tema riguarda direttamente anche i materassi, prodotti nei quali possono convivere schiume, tessuti, molle metalliche, fibre e altri componenti. La capacità di separare questi materiali può diventare un elemento determinante per incrementare il recupero delle materie prime e ridurre la quantità di rifiuti destinati alle forme di trattamento meno virtuose.
L’evoluzione normativa potrebbe quindi accelerare un processo già in corso nel settore: progettare prodotti tenendo maggiormente conto non soltanto delle prestazioni durante l’utilizzo, ma anche della loro gestione a fine vita. Facilità di smontaggio, identificazione dei materiali e possibilità di recuperare singoli componenti acquistano così un valore industriale oltre che ambientale.
Il contributo ambientale può influenzare la progettazione
Uno degli effetti più rilevanti dell’EPR potrebbe manifestarsi molto prima che un mobile diventi un rifiuto. Se una parte dei costi di gestione del fine vita viene trasferita sui produttori, le imprese hanno un incentivo economico più diretto a realizzare beni capaci di durare a lungo e di essere recuperati con maggiore facilità.
La progettazione circolare diventa quindi parte integrante del modello economico. Limitare l’impiego di materiali difficili da separare, utilizzare componenti sostituibili oppure facilitare le operazioni di riparazione può contribuire a ridurre i costi sostenuti dalla filiera nel momento della dismissione.
Il cambiamento potrebbe interessare anche le strategie commerciali. La disponibilità di pezzi di ricambio, servizi di riparazione e informazioni sulla composizione dei prodotti potrebbe assumere un peso crescente. Per i produttori più strutturati, la sostenibilità del prodotto potrebbe quindi trasformarsi progressivamente da elemento di comunicazione a parametro collegato direttamente alla gestione economica della filiera.
Dalla consultazione al regolamento definitivo
La proroga della consultazione fino al 18 settembre lascia ancora spazio alle osservazioni di imprese, associazioni di categoria, operatori della gestione dei rifiuti e altri soggetti interessati. Il confronto riguarda aspetti particolarmente concreti, tra cui il campo di applicazione, gli obblighi dei produttori, l’organizzazione dei sistemi di gestione e i criteri per determinare il contributo ambientale.
Il testo oggi disponibile resta quindi uno schema di regolamento e potrà essere modificato prima dell’adozione definitiva. Per le aziende del settore, tuttavia, la direzione è ormai ben delineata: la responsabilità ambientale tende a estendersi progressivamente all’intero ciclo di vita del prodotto.
La sfida sarà costruire un sistema capace di raggiungere gli obiettivi di economia circolare senza generare procedure sproporzionate, soprattutto per le imprese di dimensioni minori. Il risultato dipenderà anche dalla capacità di organizzare una rete efficiente di raccolta e trattamento e di creare un mercato stabile per i materiali recuperati. Per il comparto dell’arredo si apre così una fase nella quale progettazione, logistica del fine vita e recupero delle risorse saranno sempre più strettamente collegati.