L’osteoporosi può svilupparsi per anni senza provocare sintomi evidenti. La perdita di massa e qualità del tessuto osseo procede spesso senza dolore, fino a quando una caduta banale o un movimento quotidiano può provocare una frattura. È proprio questa caratteristica a rendere la malattia particolarmente insidiosa e a spiegare perché la prevenzione abbia un ruolo centrale.
Il rischio aumenta soprattutto nelle donne dopo la menopausa, quando i cambiamenti ormonali accelerano il riassorbimento dell’osso. Non significa, però, che l’osteoporosi riguardi esclusivamente questa fase della vita: anche gli uomini possono svilupparla e alcuni fattori possono favorire una riduzione della densità ossea già in età più giovane.
Perché la menopausa aumenta il rischio di osteoporosi
L’osso non è un tessuto statico. Nel corso della vita viene continuamente rinnovato attraverso un equilibrio tra cellule che riassorbono il tessuto osseo e cellule che ne producono di nuovo. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere questo equilibrio.
Con la menopausa la produzione di estrogeni da parte delle ovaie diminuisce sensibilmente. Questa variazione ormonale può aumentare il ritmo con cui il tessuto osseo viene riassorbito, mentre la formazione di nuovo osso non riesce a compensare completamente la perdita.
Il risultato è una progressiva diminuzione della densità minerale ossea e, soprattutto, un cambiamento della struttura interna dell’osso, che diventa più fragile. Il processo può essere particolarmente rapido nei primi anni dopo la menopausa, anche se la velocità di perdita varia da persona a persona.
L’età, inoltre, si somma ai cambiamenti ormonali: con il passare degli anni diminuisce fisiologicamente la capacità dell’organismo di costruire e conservare massa ossea.
Osteoporosi: perché viene definita una malattia silenziosa
Uno degli aspetti più importanti dell’osteoporosi è l’assenza di sintomi nelle fasi iniziali. La riduzione della densità ossea non provoca necessariamente dolore e una persona può sentirsi perfettamente bene anche quando il rischio di frattura è già aumentato.
Il primo segnale può quindi essere proprio una frattura. Le sedi maggiormente interessate sono vertebre, anca e polso, anche se l’osteoporosi può rendere fragili diverse ossa dello scheletro.
Le fratture vertebrali, in particolare, possono talvolta verificarsi anche senza un trauma importante. Nel tempo possono contribuire alla comparsa di dolore alla schiena, riduzione dell’altezza e modificazioni della postura.
Una frattura dell’anca rappresenta invece un evento particolarmente rilevante nell’età avanzata, perché può compromettere l’autonomia e richiedere un lungo percorso di recupero.
Il ruolo di calcio e vitamina D

Per mantenere ossa sane sono necessari diversi nutrienti, ma calcio e vitamina D hanno un ruolo particolarmente importante.
Il calcio costituisce una componente fondamentale del tessuto osseo. L’alimentazione dovrebbe quindi fornire quantità adeguate attraverso alimenti come latte e derivati, alcune acque minerali ricche di calcio, pesce con lische commestibili e, in base alle abitudini alimentari, alcuni vegetali e alimenti fortificati.
La vitamina D contribuisce invece all’assorbimento intestinale del calcio e al mantenimento della salute dello scheletro. Una parte viene prodotta dalla pelle in seguito all’esposizione alla luce solare, mentre altre quantità arrivano dall’alimentazione.
Non significa che assumere grandi quantità di calcio o vitamina D protegga automaticamente dall’osteoporosi. Gli eventuali integratori dovrebbero essere valutati in base all’alimentazione, all’età, ai fattori di rischio e agli eventuali esami effettuati, preferibilmente con il proprio medico.
L’attività fisica aiuta a mantenere le ossa più forti
L’osso risponde agli stimoli meccanici prodotti dal movimento. Per questo l’attività fisica rappresenta uno degli strumenti più importanti nella prevenzione della perdita di massa ossea.
Camminare regolarmente, salire le scale e svolgere esercizi che comportano il sostegno del peso corporeo possono contribuire a mantenere una buona funzionalità muscolo-scheletrica. Anche l’allenamento di forza è importante, perché aiuta a preservare la massa muscolare e la capacità di compiere i movimenti quotidiani.
Dopo la menopausa, lavorare contemporaneamente su ossa, muscoli ed equilibrio assume un significato particolare. Una muscolatura più efficiente e un migliore controllo dell’equilibrio possono infatti contribuire anche a ridurre il rischio di cadute, uno dei principali fattori che trasformano la fragilità ossea in una frattura.
L’attività deve comunque essere adattata all’età e alle condizioni fisiche. In presenza di osteoporosi già diagnosticata, soprattutto dopo una precedente frattura, è opportuno concordare il programma di esercizio con un professionista.
Quali fattori possono aumentare il rischio
La menopausa rappresenta un importante fattore di rischio, ma non è l’unico. La probabilità di sviluppare osteoporosi può aumentare in presenza di familiarità per fratture da fragilità, età avanzata, basso peso corporeo e precedenti fratture.
Anche alcune condizioni mediche e alcuni trattamenti farmacologici possono influenzare la salute delle ossa. Tra questi assumono particolare rilevanza le terapie prolungate con corticosteroidi, che possono accelerare la perdita di massa ossea.
Anche il fumo e un consumo elevato di alcol sono associati a una maggiore fragilità scheletrica. Una dieta poco equilibrata, caratterizzata da un apporto insufficiente di nutrienti essenziali, può rappresentare un ulteriore elemento sfavorevole.
Per questo motivo non è corretto considerare l’osteoporosi esclusivamente come una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento: il rischio individuale dipende dalla combinazione di numerosi fattori.
Come si scopre l’osteoporosi
Poiché la malattia può non dare sintomi, la valutazione del rischio è importante soprattutto nelle persone che presentano fattori predisponenti.
L’esame più utilizzato per misurare la densità minerale ossea è la densitometria ossea, generalmente eseguita con tecnica DXA. L’esame permette di valutare la densità di alcune aree dello scheletro, in particolare colonna vertebrale e femore, e di confrontare il risultato con valori di riferimento.
La densitometria non deve però essere considerata un esame da eseguire indistintamente a qualsiasi età. La necessità di sottoporsi allo screening dipende dall’età, dalla storia clinica e dal rischio individuale di frattura. Il medico può integrare il risultato della densitometria con altri elementi clinici per ottenere una valutazione più completa.
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