problemi sonno covid-19

I problemi legati al sonno sono molto più diffusi di quanto si possa credere. In particolare, questo periodo di lockdown dovuto alla necessità di contenere il coronavirus sembra aver accentuato questa fastidiosa problematica.

Ad esserne colpiti sembrano essere soprattutto gli adolescenti, sempre più in difficoltà nel trovare delle attività stimolanti e impegnative durante le giornate. Tuttavia, secondo una ricerca dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno gli italiani che incappano in questo tipo di problemi sono sempre di più.

La sperimentazione è aperta a tutti, chiunque può partecipare ed è ancora in corso, ma il segretario dell’AIMS, nonché professore di medicina all’Università Sapienza di Roma, Luigi de Gennaro ha individuato alcuni comportamenti da correggere per favorire l’addormentamento.

Come combattere i problemi legati al sonno

Come mostra un video pubblicato da Repubblica, secondo il professor De Gennaro, ci sono principalmente due comportamenti differenti durante questo isolamento da coronavirus. Da un lato, chi dorme troppo, con sonnellini pomeridiani per riempire le ore vuote. Dall’altro, invece, chi non riesce a prendere sonno di sera trovandosi ad addormentarsi e svegliarsi sempre più tardi e irregolarmente.

Correggere questi comportamenti non è impossibile e avrà notevoli conseguenze positive sul sonno nel momento in cui il lockdown sarà revocato. In primo luogo, è importante imporsi una routine di abitudini regolari, cercando di coricarsi e alzarsi sempre negli stessi orari. A tal fine è necessario, quindi, anche evitare i pisolini pomeridiani per ristabilire il ciclo sonno/veglia.

Le abitudini pre-sonno

Bisogna poi andare ad agire sulle abitudini pre-addormentamento. Innanzitutto, evitando di svolgere attività fisica nelle ore prima di addormentarsi (ricordandosi, però, che è consigliato farla ogni giorno), per evitare di attivare il cervello. Preferendo magari un bagno caldo o la lettura di un libro accompagnato da una tazza di tè (deteinato, mi raccomando!).

È, infine, importante evitare di usare il cellulare e guardare la televisione nel letto, poiché la luminosità degli schermi disattiva la melatonina (l’ormone del sonno) facendo interpretare al nostro cervello quel momento come se fosse giorno e dilatando il tempo necessario ad addormentarsi.

Le motivazioni scientifiche

Oltre a team italiano dell’AIMS anche altri autorevoli istituti esteri si sono interrogati sul perché si riscontrino difficoltà ad addormentarsi e mantenere il sonno costante durante l’emergenza coronavirus. In particolare, la professoressa in Neuroscienze e Psicologia presso l’Università di Saint Thomas in Minnesota e direttrice scientifica al Center for College Sleep, Roxanne J Prichard, sembra avere una spiegazione.

La professoressa, in un’intervista a IFLscience, ha sottolineato la correlazione stretta tra stress e sonno. Vivere in una situazione stressante, infatti, ha notevoli ricadute sulla qualità del sonno, e se non si dorme bene aumenta il livello di stress.

In particolar modo, continua lei, evoluzionisticamente parlando, la sensazione di essere minacciati non permette al nostro corpo di “spegnersi” serenamente, per mantenere sempre alta l’attenzione e fuggire all’occorrenza, esattamente come capita nelle zone di guerra. Risulta così più difficile prendere sonno inizialmente, anche a causa del costante bombardamento di notizie negative. Sarebbe quindi opportuno evitare di aggiornare costantemente il feed di notizie, per non procurarsi ancora più preoccupazioni.

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